You are currently viewing Industria della bellezza, industria della dieta e immagine corporea.

Industria della bellezza, industria della dieta e immagine corporea.

Decidiamo davvero noi cosa è bello e cosa no?
Quanto incidono gli aspetti sociali, culturali ed economici?
Quanto la nostra immagine corporea è influenzata dai canoni di bellezza e la pressione al raggiungimento degli standard?

Il tema della bellezza 

Su questo tema si potrebbero scrivere una marea di libri (e molti son già stati scritti), tuttavia in questo articolo vorrei provare a concentrarmi sul quanto il concetto di bellezza sia nella nostra società inevitabilmente legato a quello di conformità. 

La società ci propone quello che possiamo definire un ideale di “bellezza raggiungibile”: ci mostra dei corpi, li definisce belli e contemporaneamente ci vende i “trucchi e i consigli” per raggiungere quegli standard. 

Per capire meglio questo passaggio basta pensare ad una semplice pubblicità di uno shampoo: ci mostrano una donna con una chioma lunga e folta ed implicitamente la definiscono bella.
Per definirla tale di solito si associano immagini e caratteristiche considerate dalla società positive come una coppia felice, un luogo di vacanza, degli oggetti di lusso etc…
Ci vendono lo shampoo xy promettendoci implicitamente che acquistandolo potremo diventare “belle” ed ottenere quindi tutti i privilegi della donna della pubblicità. 

Il concetto di bellezza raggiungibile è quindi legato all’idea che sia normale e obbligatorio fare uno sforzo per raggiungerla.

Il risvolto economico

Una parte di questo assunto ha sicuramente delle radici sociali e culturali legate al ruolo della donna all’interno della società, ; un’altra parte è invece legata al risvolto economico che deriva dal creare uno standard di bellezza raggiungibile e al contempo una stereotipizzazione della “donna che non si cura”.

Pensate al classico “per essere belli bisogna soffrire” (e comprare)!

Come farebbero a venderci prodotti dimagranti, creme anti-cellulite, creme anti-rughe e rossetti rimpolpanti se non avessero prima creato un ideale di bellezza costituito da una donna magra, giovane e truccata?
Come farebbero a venderceli se contemporaneamente non avessero associato delle caratteristiche negative a chi non rientra in questo standard? Una donna grassa diventa quindi automaticamente una donna che non si cura, sciatta e non attraente. 
 

Industria della bellezza e della dieta

Queste due tipologie di industrie fatturano miliardi e occupano un’ampia fetta del nostro mercato pertanto hanno un grande potere nel creare bisogni.

Creare bisogni è una delle basi fondamentali dell’economia ma in questo caso si fonda sul senso di inadeguatezza delle persone riguardo il loro corpo e per tanto non può non intaccare il nostro sguardo su cosa è bello e cosa no, sui canoni di bellezza, sugli standard da raggiungere e inevitabilmente sul come percepiamo il nostro corpo e le azioni che compiamo per tentare di modificarlo.

Un circolo vizioso

Industria della dieta e della bellezza
© Francesca Tamponi 2021 - tutti i diritti riservati

Internalizzazione del messaggio e senso di inadeguatezza

Questi sono i due passaggi principali che giocano un ruolo fondamentale sulla percezione del nostro corpo e la costruzione della nostra immagine corporea.

La gabbia dello standard di bellezza è che ci appare raggiungibile ed un nostro dovere.
Interiorizziamo lo standard di bellezza associato alla magrezza sin da piccoli, con le immagini proposte dai cartoni animati, in televisione e crescendo con le pubblicità, i film, le riviste, i social etc…

L’interiorizzazione è un processo che avviene involontariamente per il solo vivere all’interno della nostra società, e con esso si crea anche un senso di inadeguatezza che aumenta via via che il nostro corpo sia allontana dallo standard. 

I rischi sull’immagine corporea e sul comportamento alimentare

L’interiorizzazione dell’ideale di magrezza ad esempio è un fattore di rischio per l’immagine corporea negativa e per i disturbi alimentari, soprattutto se in combinazione con altri fattori di rischio come la dieta. 

La correlazione tra l’inizio di una dieta (in modo particolare quelle drastiche e fai da te ma non solo) e i problemi alimentari è dimostrata da diversi studi scientifici. 

Alcuni studi riferiscono, ad esempio, che intraprendere una dieta ipocalorica in un giovane “normopeso” aumenti di 8 volte il rischio di sviluppare in futuro un Disturbo Alimentare  e studi ancora più recenti riferiscono che l’aumento del fattore di rischio sia di ben 18 volte superiore rispetto ad un adolescente che non segue nessun alcun regime dietetico.

 

Cosa possiamo fare?

Il processo di ribellione per uscire da questa gabbia è lungo e insidioso. 

È brutale ma è la verità, non fatevi fregare da chi vi promette ( o peggio ancora vi vende) soluzioni rapide in stile “10 trucchi per amare il tuo corpo”.

I concetti di body positivity mainstream ci fanno credere (erroneamente) che basta amare il proprio corpo per sentirsi bene.
E così non si crea altro che un nuovo dovere, un nuovo standard a cui aspirare che rischia inevitabilmente di peggiorare il senso di inadeguatezza. E allora cosa si può fare?
Consapevolezza: diventare consapevoli del meccanismo che sta dietro a cosa ci piace e cosa no e al nostro senso di inadeguatezza nei confronti del nostro corpo è sicuramente il passo più grande da effettuare.
E non basta leggerlo e capirlo una volta, anche questo va interiorizzato e fatto proprio e richiede inevitabilmente tempo, riflessioni e la maggior parte delle volte l’aiuto di un professionista.

Libri consigliati:
  • Manuale per ragazze rivoluzionare – Giulia Blasi  (Capitolo 5: sul nostro corpo)
  • Belle di faccia  – Chiara Meloni e Mara Mibelli (Capitolo 2: Ma dove vai se la pancia piatta non ce l’hai?)
Bibliografia:
  • Grabe, Ward & Hyde, 2008
  • Groesz, Levine & Murnen, 2002
  • J. Kevin Thompson and Eric Stice, 2001
  • Patton et al, 1990
  • Patton et al, 1999
  • Want, 2009

Condividi questo articolo

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn